La risposta viene innanzi tutto dall’articolo 604 bis del Codice Penale vigente, che fu approvato da un Parlamento quasi unanime:
“Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale”
Era parso ad alcuni una buona cosa, ma gli storici quelli che si erano opposti in passato a un analogo pronuciamento, per punire il negazionismo dei campi di sterminio nazisti, hanno poi taciuto, magari brontolando.
Era invece, una pessima cosa, punire un crimine d’opinione specie nella formulazione che estendeva la negazione della Shoah alla sua “minimizzazione” (parola davvero ambigua, che può essere usata in modo estensivo fino a qualsiasi estremo). Come era stato previsto da pochi osservatori che non si piegarono al pensiero dominante, quell’articolo apriva la strada a iniziative analoghe o peggiori.
E infatti eccoci: due signor Nessuno, Luca Ciriani (presidente dei senatori di FdI) e Alberto Balboni (vicepresidente Commissione Giustizia), rappresentanti di Fratelli d’Italia, hanno presentato una proposta di legge, volta a modificare il succitato articolo, aggiungendo un comma che, accanto al riferimento alla Shoah, richiama “i massacri delle foibe”.
Sono ormai 17 anni, dall’approvazione della sciagurata “Legge del ricordo”, che le destre hanno condotto una vittoriosa campagna ideologica che arriva alla vergognosa equiparazione tra due situazioni che nulla hanno in comune, ossia i lager nazisti e le “foibe”.
Ho scritto e parlato molto sovente sulla questione, ma è evidente che i miei mezzi non hanno la stessa potenza di fuoco dei loro. Diceva Bobbio: L’Italia è un Paese fascista. Io credo che sia un Paese innanzi tutto smemorato e ignorante. Occorre opporsi a questa barbaraie, occorre difendere la storia: vilipesa, capovolta, offesa. Gli ambienti israelitici che avevano salutato con favore, tranne poche illuminate eccezioni, la criminalizzazione della negazione o “minimizzazione” della Shoah, non hanno nulla da dire, ora, davanti a una proposta di legge come questa? Dopo aver, giustamente credo, insistito sulla unicità dell'”Olocausto”, del massacro sistematico di 5-6 milioni di ebrei ad Auschwitz e negli altri campi di sterminio, macchine di morte industriale, ora accettano che quei milioni di morti, gasati e bruciati nei “forni”, vengano messi sullo stesso piano delle poche centinaia di morti nelle cavità carsiche delle Terre Orientali? Morti per la maggior parte “seppelliti” quando erano appunto già cadaveri, nel contesto di una guerra che noi italiani avevamo scatenato con l’occupazione della Jugoslavia, suscitando odio e volontà di vendetta. Come si può accogliere una tale infamante comparazione?
Esistono studi seri sulla vicenda foibe, ma vengono schiacciati dalla chiacchiera televisiva, di cui si nutrono poi i Ciriani e i Baldoni, che, ahinoi, essendo in Parlamento, trasformano la chiacchiera in legge.
Esiste qualche persona di buon senso, se non di buone letture, alla Camera e al Senato, in grado di opporsi allo scempio? Se esiste deve farlo adesso, perchè dalla prossima settimana è stata calendarizzata nella Commissione Giustizia (sic!), la discussione della proposta dei due, che vorrebbe punire (con la carcerazione!) “negazionismo, giustificazionismo e riduzionismo del massacro delle foibe”.
L’offesa alla verità della storia, produce mostruosità politiche. Il che ci conferma che la conoscenza della storia, è un dato fondamentale per chiunque voglia fare politica. Ma persino per chi voglia comprendere gli accadimenti della politica. Essere insomma un cittadino o una cittadina consapevole.
E lo dico, con particolare enfasi, in questo momento, rispondendo a quanti sostengono, anche con un po’ di disprezzo, che uno che finora ha fatto di mestiere lo storico “non ne capisce di politica”. Ebbene, credo di avere gli strumenti adeguati per fare politica, a qualsiasi livello.
Cominciando dalla città dove vivo, Torino.